(ASCA) - Citta' del Vaticano, 2 mar - ''Con la potenza militare, da sola, non si puo' stabilire nessuna pace'': lo afferma papa Benedetto XVI nel suo ultimo libro ''Gesu' di Nazareth. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione'', in uscita il prossimo 10 marzo, di cui oggi sono stati anticipati alcuni brani, al termine di un'ampia analisi del processo e della condanna di Gesu'. Quando Gesu', nell'interrogatorio subito da Ponzio Pilato di cui riferisce il Vangelo di Giovanni afferma di essere 're', egli rivendica una ''regalita' e un regno'' totalmente diversi da quelli a cui erano abituati i governanti dell'epoca, ''con l'annotazione concreta che per il giudice romano deve essere decisiva: nessuno combatte per questa regalita'. Se il potere, e precisamente il potere militare, e' caratteristico per la regalita' e il regno - niente di cio' si trova in Gesu'. Per questo non esiste neanche una minaccia per gli ordinamenti romani. Questo regno e' non violento. Non dispo ne di alcuna legione''. Il regno di Gesu' e' fondato sulla ''verita'''. Ma in che modo la verita' puo' essere fondamento di un ''potere''?, si chiede papa Ratzinger. ''Verita' ed opinione errata, verita' e menzogna - scrive il pontefice - nel mondo sono continuamente mescolate in modo quasi inestricabile. La verita' in tutta la sua grandezza e purezza non appare. Il mondo e' 'vero' nella misura in cui rispecchia Dio, il senso della creazione, la Ragione eterna da cui e' scaturito... In questo senso, la verita' e' il vero 're' che a tutte le cose da' la loro luce e la loro grandezza... Diciamolo pure: la non-redenzione del mondo consiste, appunto, nella non-decifrabilita' della creazione, nella non-riconoscibilita' della verita', una situazione che poi conduce inevitabilmente al dominio del pragmatismo, e in questo modo fa si' che il potere dei forti diventi il dio di questo mondo''. E se oggi la scienza sembra aver reso il mondo intellegibile e quindi aver rivelato la 'verita'' su di esso, Benedetto XVI ribatte che e' solo la ''verita' funzionale sull'uomo'' a essere ''diventata visibile. Ma la verita' su lui stesso - su chi egli sia, di dove venga, per quale scopo esista, che cosa sia il be- ne o il male - quella, purtroppo, non si puo' leggere in tal modo. Con la crescente conoscenza della verita' funzionale sembra piuttosto andare di pari passo una crescente cecita' per 'la verita'' stessa - per la domanda su cio' che e' la nostra vera realta' e cio' che e' il nostro vero scopo''. ''Anche oggi - nota papa Ratzinger -, nella disputa politica come nella discussione circa la formazione del diritto, per lo piu' si prova fastidio per essa. Ma senza la verita' l'uomo non coglie il senso della sua vita, lascia, in fin dei conti, il campo ai piu' forti. 'Redenzione' nel senso pieno della parola puo' consistere solo nel fatto che la verita' diventi riconoscibile. Ed essa diventa riconoscibile, se Dio diventa riconoscibile''. Di qui, la riflessione del pontefice su Pilato: ''la grande verita', di cui aveva parlato Gesu', gli e' rimasta inaccessibile; la verita' concreta di questo caso, pero', Pilato la conosceva bene. Sapeva che questo Gesu' non era un delinquente politico e che la regalita' rivendicata da Lui non costituiva alcun pericolo politico - sapeva quindi che era da prosciogliere. Come prefetto egli rappresentava il diritto romano su cui si basava la pax romana - la pace dell'impero che abbracciava il mondo. Questa pace, da una parte, era assicurata mediante la potenza militare di Roma. Ma con la potenza militare, da sola, non si puo' stabilire nessuna pace''. Infatti, scive il papa, ''la pace si fonda sulla giustizia. La forza di Roma era il suo sistema giuridico, l'ordine giuridico, sul quale gli uomini potevano contare. Pilato - lo ripetiamo - conosceva la verita' di cui si trattava in questo caso e sapeva quindi che cosa la giustizia richiedeva da lui''.
vedi gli orologi più economici a orologio
没有评论:
发表评论